NO WOMAN NO CRY
Donne che piangono, donne che sniffano cocaina, madri disperate, mogli tradite, amanti perverse.
Se non fossimo su Rastasnob e se non fossimo i curatori del Bob Marley Magazine, potremmo pensare che l’argomento di questo articolo sia la filmografia di Pedro Almodovar.
Invece è proprio di Marley che stiamo parlando e del suo rapporto con le donne: non c’ è album del Re del Reggae che non abbia una canzone dedicata all’universo femminile. Per la moglie Rita scrisse “Stir it up”, per l’amante Cindy Breakspeare compose “Waiting in vain”, all primogenita Cedella dedicò “Nice Time” e alla madre “High tide or low
tide”. Tutti sanno quanto lui amasse le donne ma in molti si sono chiesti se anche le rispettasse. In diverse biografie il suo rapporto con l’altra metà del cielo è stato descritto come contraddittorio: se da una parte scelse ad esempio una donna come suo avvocato (attirandosi le ire e le critiche
del misogino mondo dei Rasta giamaicani), dall’altra non si fece scrupoli nell’umiliare pubblicamente la moglie portandosi in camera d’albergo la groupie di turno. Se da un lato alcune sue dichiarazioni sulle donne furono oggettivamente maschiliste, è anche vero che negli ultimi tristi giorni della sua vita volle accanto a se solo la moglie e la madre, come a tributare loro un meritato riconoscimento. Nelle molte interviste che abbiamo fatto ad alcune delle donne che gli furono accanto, una in particolare può rispondere alla domanda di prima e cioè se Bob riconoscesse le donne come interlocutori oppure come semplici oggetti da amare o da calpestare E’ l’intervista a Nancy Burke, una delle tante figure femminili che lo accompagnarono lungo il cammino, seppur per un breve periodo. Leggetela tutta l’intervista e alla fine vi farete un’idea più precisa su Marley e sulle sue donne.
INTERVISTA A NANCY BURKE
“Bob si presentò a me nel cortile di Hope Road, un giorno del maggio 1974, appena prima dello storico concerto di apertura per Marvin Gaye al Carib Theatre di Kingston, dove i Wailers affossarono la vedette principale. Durante i 7 anni successivi divenni parte integrante della lotta che Bob Marley combatteva con la sua musica per liberare la gente dall´oppressione in ogni
parte del mondo: una rivoluzione profonda iniziata in Giamaica e che ben presto dilagò ovunque….. Tra me e Bob c´era più di una amicizia, lui è stato la mia ispirazione e la maggiore influenza sulla mia vita.
Lui influenzava il nostro modo di pensare, il nostro modo di vestire. Non amava molto gli abiti eleganti o il trucco così come il seguire la moda, cosicché ci vestivamo da soli allegramente, indossando lunghe gonne e turbanti per non contravvenire ai dettami Rastafari: in cambio avevamo l´opportunità di vedere il migliore artista in azione, cantando con lui dai margini e vivendo
in prima persona l´impatto che aveva su ogni tipo di pubblico e la crescente popolarità che andava conquistandosi….
Nel 1980 Bob fu invitato come Gran Cerimoniere all´enorme Parata Caraibica per la Festa del Lavoro, a Brooklin, i primi di settembre. Ci rincontrammo con piacere all´Essex House, giocando, pianificando, inventando canzoni. In privato, lontano dal tour e lontano dall´inevitabile folla che lo circondava, era molto rilassato e divertente, sempre con la chitarra o con uno spinello in mano. La parata attirò parecchia folla e io fui onorata di essere stata scelta per produrre un carro da corteo sotto il tema “Uprising”, il titolo dell´album in corso. Chris Blackwell ci diede un piccolo budget e io, Virginia e la nostra ospite Maxine Walters facemmo ciò che Bob aveva richiesto e cioè la creazione di un “Esercito di Liberazione di Belle Donne Militanti” (Beautiful Militant Female Liberation Army). Ci vestimmo con tute da lavoro con i colori verde, giallo e rosso, elmetti con i riflettori, con grandi bandiere con i colori Rasta issate su pali di bambù, sotto una grandissima effigie di Bob. Stavamo rappresentando Bob Marley sulla Eastern Parkway nel giorno più memorabile della mia vita!
Il nostro carro era seguito da moltissime donne che indossavano il sarong di Uprising cosicché demmo alla folla qualcosa da ricordare. Erano ipnotizzati dalla musica e ci seguirono tutto il giorno fino a che la polizia non ci scortò fuori dalla Parkway e colpì alle spalle i nostri sostenitori con i manganelli in una vera e propria battaglia di strada mentre noi gli gridavamo contro dal
carro. Bob non fu in grado di presenziare a causa dei rischi connessi alla sua incolumità ma quando lo vedemmo dopo gli raccontammo tutto su quell´avvenimento speciale. …
L´ultima volta che lo vidi fu in ottobre: appariva così fragile e piccolo, i suoi lunghi capelli non c´erano più e la sua faccia appariva scura e tirata; la chemioterapia gli aveva tolto la vitalità dal corpo, una volta così forte e orgoglioso. Fu difficile per me trovare le parole giuste, ci sentivamo tutti così male per lui. Fu un grande shock quando ricevetti la chiamata, l´11 di maggio, che Bob era appena morto a Miami.
Fu difficile trovare una ragione, come quella cosa fosse potuta accadere: Egli era il nostro Skipper, Tuff Gong, il nostro capo, il nostro fratello, il “grande grande Rastaman” come lui stesso diceva.
Penso che Bob avesse qualcosa che non ho mai rincontrato in nessun altro e che non mi aspetto di ritrovare. E´ impossibile descriverlo veramente perché Bob era come gli altri ma nessuno era come lui: sveglio ma sospettoso, divertente ma serio, onesto ma furbo, intelligente ma semplice, dolce ma duro, semplice ma complesso, minuto ma sexy, scanzonato ma professionale, il suo
carisma era smisurato, impossibile da ignorare e conduceva uomini e donne come un pastore. La cosa più bella che possa dire su di lui è che non si gonfiò mai del suo talento e che si vedeva solo come un messaggero, un veicolo per una causa più alta. La sua missione era di liberare il popolo dall´oppressione ovunque, di combattere il sistema e di condurci verso un mondo migliore. Bob se
ne è andato ma è sempre qui con me”
“Non perdere le tracce di te stessa
Non essere solo merce su uno scaffale”
(Bob Marley – Pimper’s paradise)
BOBMARLEYMAGAZINE.COM Staff
MArco Virgona, Ivan Serra, Davide Rastapax
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I would love to see these written in Englisch. For i can’t understand Italien.
Xander
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