A soli 54 anni è morto Sugar Minott, la “dolce voce” del reggae giamaicano. Il cantante, vero nome Lincoln Barrington “Sugar” Minott, era nato a Kingston nel maggio 1956. L’Irish Independent, nel dare notizia della scomparsa, aggiunge che al momento le cause della morte dell’artista non sono note anche se, due mesi fa, lo stesso si era lamentato per dolori al petto.
La moglie Maxine si è limitata ad aggiungere che Sugar si è spento presso l’University Hospital of the West Indiesdi Kingston. Tra i maggiori successi del cantante è da annoverare la cover di “Good thing going” dei Jackson Five, entrata nel 1981 nella Top 5 della Gran Bretagna.
Recentemente Sugar aveva lavorato ad un nuovo album intitolato “New day” la cui pubblicazione era stata prevista per il prossimo 21 luglio.

REST IN PEACE SUGAR!
Orignal Article: From ROCKOL.it
Dal SUNNYVIBES (Link articolo) a cura di PIer Tosi:
Primissimi giorni di luglio del 1999: è appena scomparso a soli quarantadue anni Dennis Brown e sul palco del Rototom Sunsplash a Lignano Sugar Minott al termine di un bellissimo concerto paga tributo insieme a Frankie Paul al grande amico e compagno di Studio One con straordinarie versioni di ‘Revolution’ e ‘Here I come’. A noi che ci siamo sentiti per anni lontanissimi dai miti del reggae e dalle tante incredibili storie che abbiamo letto e sentito raccontare sembra invece per una volta di essere presenti ad un momento unico, di essere per una volta nel posto giusto al momento giusto. Ancora non sappiamo che il nostro festival negli anni futuri di momenti come questi ce ne regalerà parecchi altri.
Nell’agosto di quest’anno Sugar sarebbe dovuto tornare alla prima edizione spagnola del Sunsplash con la sua band ed il suo consistente carico di grandi canzoni: abbiamo saputo invece che il suo cuore non ha retto e che ci ha lasciato troppo presto sabato 10 luglio in un ospedale in Giamaica. Scompare il mito di uno dei più grandi momenti della storia del reggae e cioè il passaggio dalla roots music degli anni settanta alla dancehall degli anni ottanta ed all’età d’oro dei sound systems giamaicani.
Il suo nome esteso era Lincoln Barrington Minott ed era nato a Kingston il 25 maggio 1956: la sua vita è stata legata ad ambienti musicali fin dalla sua piu’ tenera eta’.
Dopo assidue frequentazioni delle dancehalls sia come cantante che come selector (la sua carriera di selector inizia al ghetto di Maxfield Park nel Sound Of Silence Keystone sound), termina la scuola e nel 1969 si unisce a Tony Tuff e Derrick Howard per formare un trio vocale improntato al roots: The African Brothers.
In questi anni di grande fermento della giovane scena reggae di Kingston, gli African Brothers cercano di avviare la loro carriera registrando brani per Mick Johnson e Ronny Burke (Micron Music), Keith Weston, Winston “Merrytone” Blake, Rupie Edwards e Coxsone Dodd, senza quasi mai abbandonare un approccio molto ‘culturale’ nell’ atteggiamento e nelle liriche. Tra le loro cose piu’ significative ‘Lead us father’, ‘Mistery of nature’, ‘Party night’, ‘Torturing’ e ‘Righteous kingdom’.
Il gruppo tuttavia si scioglie senza avere trovato la via del successo significativo, ma non prima avere ricevuto le attenzioni (e avere registrato per lui, come si diceva) di Coxsone Dodd, proprietario di Studio One e foundation-man di tutto il reggae. In realtà poi ‘No cup no bruk’ e cioè l’unico singolo del gruppo uscito a Studio One vede Sugar alla voce solista ed il contributo di Tony Tuff alle armonie vocali.
Sugar Minott comincia così a frequentare Studio One fin dall’inizio degli anni settanta, registrando canzoni, cantando armonie vocali alle sessions di altri cantanti e anche suonando occasionalmente le percussioni e la chitarra. In quegli anni Studio One perde la supremazia e subisce la maggior spinta creativa di personaggi come Joe Gibbs, Lee Perry, Bunny Lee o i fratelli Hookim: nella seconda meta’ degli anni settanta Studio One torna grande grazie a giovani cantanti che pennellano nuove straordinarie canzoni sui vecchi ritmi classici di piu’ di dieci anni prima, precorrendo le abitudini della nascente ondata della ‘dancehall’.
Sembra che sia stato proprio Sugar a suggerire a Coxsone Dodd l’idea di riaggiornare i cuts originali dei ritmi immortali che tutti i produttori stavano saccheggiando dal catalogo Studio One: essendo un grande conoscitore delle produzioni di Brentford Road il giovane componeva i suoi nuovi brani sulle storiche versions e dopo un’audizione con Coxsone fece notare al boss il fatto che non avrebbe avuto bisogno di una band che suonasse in studio ma solamente delle vecchie ‘basic tracks’ per confezionare dei ‘do-overs’ e cioè delle nuove canzoni che utlizzavano però i vecchi storici suoni delle versioni originali.
A Studio One Sugar si fa strada a colpi di singoli straordinari come ‘House Is Not a home’, ‘Vanity’, ‘Hang on natty’ e ‘Mr. DC’ ed intorno al 1978 in Giamaica e’ letteralmente l’uomo del momento grazie all’uscita del suo primo album su Studio One ‘Live loving’. La sua mossa ulteriore e’ l’abbandono di Studio One e la fondazione della sua etichetta personale Black Roots per cui inizia a fare uscire singoli dalla vena roots come ‘Man hungry’ e ‘River Jordan’. Le cose accadono molto rapidamente: Prince Jammy produce un altro dei suoi primi dischi intitolato ‘Bittersweet’ mentre la label di Brentford Road pubblica un altro album intitolato ‘Showcase’ che diviene subito un classico. Lo stile vocale di Sugar è molto dolce e rilassato e si mette in evidenza sia in canzoni d’amore che in ottimi brani roots e notevoli ‘reality tunes’ come il lamento del ‘ganjaman’ arrestato da un poliziotto senza scrupoli in ‘Mr. D.C.’ il ‘do-over’ di ‘Ain’t that loving you’ di Alton Ellis che diventa subito un autentico classico della cultura del ghetto. I suoi sforzi di autoproduzione danno subito frutti straordinari e cioè l’album ‘Black Roots’ ed un album cruciale, ‘Ghetto-ology’ uscito in Inghilterra su Trojan.
La strada piu’ semplice sarebbe a questo punto appoggiarsi ad un produttore che riesce facilmente a vendere albums alle majors labels a caccia dei nuovi Marley e Tosh, ma Sugar invece stanco dello sfruttamento sistematico degli artisti da parte di produttori senza scrupoli impegna le sue forze allo sviluppo ulteriore della sua Black Roots e soprattutto di Ghetto Youth Promotion, una struttura il cui scopo e’ di cercare di convogliare nella musica le energie dei giovani di talento dei ghetti in cui anche egli stesso ha origine. Nel frattempo il reggae sta cambiando profondamente dal suo interno: ormai le dancehalls e la scena dei sound systems influenzano cosi’ fortemente la musica che gli artisti piu’ popolari devono la loro fama quasi esclusivamente alle loro gesta nelle dances ed i produttori emergenti sono quasi tutti proprietari di sound systems o persone strettamente legate a quella scena. Il ghetto quindi si ri-impossessa del reggae al tempo del ‘dancehall style’, musica fresca ed immediata, comunicazione orizzontale dove non c’è divisione nei ghetti tra artisti e spettatori: l’attivita’ legata alla dancehall diviene il punto focale del reggae.
Per fare canzoni non serve quasi nemmeno piu’ la chitarra ma bastano un microfono, un giradischi e le centinaia di ‘versions’ memorabili che arrivano perloppiu’ dall’era del rocksteady e che gia’ il Rockers Style qualche anno prima aveva iniziato a saccheggiare. Se la versatilità di cantanti come Johnny Clarke, Cornell Campbell o Linval Thompson anticipa quello che dovrà fare in seguito un buon cantante dancehall, Sugar Minott è uno degli artisti che raccoglie meglio questa lezione.
Le studio bands del Dancehall Style quindi non fanno che reinterpretare ritmi classici con un nuovo stile ritmico più lento e frammentato, il cosiddetto rub-a-dub style: in questo modo contribuiscono, oltre ad incendiare le yards giamaicane nei primissimi anni ottanta a tenere viva la tradizione del reggae.
Tornando a Sugar, il suo nome e’ cosi’ legato al Dancehall Style negli anni ottanta da avere addirittura una responsibilita’ seria riguardo all’origine del termine ‘Dancehall’ come definizione di un genere musicale: una serie di concerti dei piu’ popolari nuovi artisti fu organizzata da Inner City Promotions a Kingston. La ’sigla’ ufficiale di questi eventi era ‘Dancehall we deh’ di Sugar Minott e per questo motivo questa importante serie di eventi fu intitolata semplicemente ‘Dancehall’ ed artisti ‘dancehall’ vennero chiamati i partecipanti a questa iniziativa.
Sugar Minott e’ a questo punto uno degli artisti reggae piu’ amati e la sua vulcanica attivita’ si sviluppa in varie direzioni: innanzitutto registra tantissimi singoli, sia autoprodotti che con altre labels, ad alimentare la febbre della dancehall. Molti di questi singoli sono ovviamente raccolti in vari albums importantissimi per capire la musica di questo periodo. I brani del periodo 1979-1985 sono sicuramente quelli per cui Sugar passera’ alla storia. Nel corso degli anni settanta l’industria musicale giamaicana ha creato importanti rapporti con Inghilterra, USA o Canada per espandere i mercati e creare opportunità economiche: quando in Inghilterra nasce il ‘lovers rock’, lo stile carico di soul molto apprezzato dalla componente femminile del pubblico, il dolcissimo flow vocale di Sugar è uno degli esempi da seguire ed il cantante si reca spesso a Londra per produrre musica adatta per il mercato locale e seguire accuratamente la distribuzione delle sue produzioni giamaicane.
In Inghilterra Sugar scopre il giovanissimo gruppo Musical Youth che arriverà all’enorme successo internazionale con ‘Pass the dutchie’, un rifacimento di ‘Pass the koutchie’ dei Mighty Diamonds. Nel 1981 la sua cover di ‘Good thing going’ dei Jacksons viene distribuita dalla RCA e raggiunge il quarto posto delle classifiche inglesi dei singoli.
Nel ghetto l’attivita’ con i giovani della Ghetto Youth Promotion, oltre alle produzioni discografiche, si concretizza nella formazione nel 1983 di un Sound System con lo stesso nome. Grazie ad una formidabile schiera di giovani artisti tra cui Nitty Gritty, Junior Reid, Yami Bolo, Don Angelo, Echo Minott, Tenor Saw e tanti altri (per inciso, molti di questi erano contesi tra i vari sounds) il Ghetto Youth Promotion sound si afferma come uno dei piu’ potenti sound system jamaicani, ed e’ protagonista di una epopea straordinaria di sound clashes, i piu’ memorabili dei quali contro Prince Jammys o Black Scorpio. Quando il dancehall reggae entra in confidenza con i suoni computerizzati lui e’ tra i primi ad utilizzarli sia nelle sue produzioni che nei suoi successi (su tutti ‘Herbsman hustling’ prodotta da Sly & Robbie sulla loro Taxi). Nonostante la sua grande popolarita’ internazionale Sugar Minott non ha mai allentato i suoi forti legami con i ghetti delle sue origini, rifiutando opportunita’ di successo e denaro pur di non abbandonare i suoi giovani protetti. Secondo alcuni molti giovani artisti legati a lui non hanno esitato invece a voltargli le spalle davanti ad opportunita’ di grande successo.
Nel suo album del 1983 ‘A lots of extras’ del 1983 collabora con Niney The Observer e con Channel One e durante gli anni ottanta e novanta oltre ad autoprodursi lavora con personaggi del calibro di Bullwackie, Mikey Dread e George Phang tra gli altri. Oltre alla già citata ‘Herbsman hustling’ i suoi hits maggiori del periodo sono ‘No vacancy’, ‘Jamming in the streets’, ‘Rub a dub sound’, ‘Buy off the bar’ e ‘Devil pickney’. Sugar è anche strumentale al lancio di nuovi producers come Donovan Germain e Fatis Burrell: per Germain offre una grande interpretazione nel singolo digital roots ‘Slice of the cake’ mentre per Burrell ha registrato i due ottimi albums ‘Run things’ e ‘Jah make me feel so good’ negli anni novanta. A causa della grande rapidita’ con cui gli stili e gli artisti si susseguono nella scena del reggae in generale e del dancehall reggae in particolare, in questi ultimi anni Sugar non ha prodotto grandi successi ma ha continuato la sua attivita’ con il suo sound system e con la diffusione su scala mondiale della sua musica e delle sue ristampe. Ha collaborato con Easy Star All Stars dando la sua magnifica voce a ‘Exit music for a film’ in ‘Radiodread’ e ‘When I’m sixty-four’ in ‘Easy Star’s lonely hearts dub band’.
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