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Rototom Sunsplash – 5 Luglio 2009

Rototom Sunsplash – 5 Luglio 2009

MAIN STAGE DOMENICA 5 LUGLIO

La giornata che conclude il weekend qui ad Osoppo ha visto un intenso programma fin dalle prime ore del pomeriggio. La seconda e conclusiva parte dell’European Reggae Contest si è svolta nel pomeriggio. Sul palco si sono alternati i Berlin Boom Orchestra dalla Germania, Mr. Cocoman e Solid Vibes dalla repubblica ceca, gli ungheresi Kingston Cruisers e gli olandesi Punky Donch. Ogni gruppo con il tempo a disposizione di 35 minuti, cambio palco compreso, hanno intrattenuto gli spettatori ed hanno dato dimostrazione delle loro “arti” eseguendo diversi generi, dal reggae al raggamuffin, al rocksteady ed anche qualche pezzo ska. Dopo il concerto è stato il momento degli artisti del main stage. Solo due le presenze quest’oggi, ma di grande spessore musicale. Il primo a presentarsi sul palco è stato il gruppo degli Easy Star All Stars. Il gruppo della etichetta americana “Easy Star” si è rivelato in breve tempo all’altezza di riadattare i più bei pezzi della musica rock. “Dub Side of the Moon” (Pink Floyd), “Radiodread” (Radiohead) e “Lonely Hearts Dub Band” (Beatles) sono i tre album che questa etichetta nata nei primi anni 90, ora rappresentata da un vero e proprio gruppo, presenta nei palchi di tutta Europa. Qui al Rototom Sunsplash gli Easy Star hanno eseguito praticamente tutto l’album dei beatles stupendo letteralmente tutte le persone che non avevano fin prima sentito l’album. Dopo qualche ricordo al passato eseguendo “Money” dei Pink Floyd, tratto dal loro primo album “Dub Side of the Moon”, il gruppo si è divertito con la splendida “When I’m 64” (versione cantata sull’album da un strabiliante Sugar Minott) alternando la versione cantata con la versione dub. Finito il concerto, i pareri raccolti sono stati inequivocabili: Bravissimi! Durante il cambio palco si è proceduto con la premiazione del vincitore dell’European Reggae Contest. Ad annunciare sul palco il vincitore, Dj Gusma-T e Mama Marjas hanno chiamato all’unisono Junior Tshaka. Come per destino, per il secondo anno di fila, dopo Elijah & Duby Conquerors a vincere il contest è stato un gruppo Svizzero. Bella l’esibizione di Sabato 4 Luglio che ha visto Junior Tshaka eseguire pezzi come “La vie est un Caveau”, “Laissez nous Respirer” e la bellissima “Dada Wa”. Per non far scendere l’energia raccolta dagli spettatori il Rototom Sunsplash ha pensato bene di consolidare la giornata live con un altro mostro sacro della musica Jamaicana: Horace Andy. Visto di recente in Italia con la sua strabiliante tournee e dopo la splendida collaborazione con Ashley Beedle, Horace Keith Hinds in arte Horace Andy, una della voci più melodiche ed emozionanti della Jamaica, si è presentato al palco del Rototom in piena forma. La Dub Asante Band che lo ha accompagnato ha da subito conquistato il pubblico con un intro tratto dal film “il padrino” egregiamente interpretato in assolo dal bravissimo trombonista della band. All’arrivo di Horace sul palco il pubblico ha iniziato a danzare ed esultare sulle note di storici pezzi come “Money Money”, “Natty Dread a Weh She Want”, il classico della reggae music “Skylarking” e la splendida “Fever” e l’atmosfera si infiamma ancor di più con l’esecuzione di pezzi come “Every Tongue Shall Tell” e “Don’t Let Problems Get You Down”. Uno spettacolo mozzafiato, iniziato con un po di titubanza sulla voce di “Sleepy” ma allo stesso tempo coinvolgente e in vero Jamaican Stylee.

by Rastapax

LA GANJA ED I CARAIBI

L’argomentazione principale del dibattito di oggi al Rototom Sunsplash è “La Ganja ed i Carabi”. Dopo la lunga e doverosa presentazione di Axel Klein e Franco Corleone siamo entrati nel vivo dell’argomento, raccontando la storia di questa pianta tanto discussa nel mondo.

Introdotta dagli immigrati provenienti dalle colonie delle Indie Orientali, verso la metà del XIX secolo, la ganja (termine hindi per la cannabis o la marijuana), fu da allora ininterrottamente coltivata, per lo più per il consumo locale, una pianta la cui coltivazione era essenziale tanto ai fini medicinali, quanto spirituali.

La ganja veniva infatti adoperata per curare malattie come il raffreddore e l’influenza, era miscelata in infusione con il tè per ottenere una bevanda salutare, ma serviva anche ai fini rituali e ricreativi. A testimonianza di ciò basti pensare che ancora alla fine degli ani sessanta del secolo scorso, i discenti degli immigrati delle Indie Orientali, dopo il lavoro, per svagarsi, erano soliti accompagnare il fumo della ganja a grandi bevute di rum bianco e birra scura, e nel frattempo intonavano canzoni hindi sulle note del sarangi (il violino indiano), della manjira (campana) e del dolak (tamburo), si raccontavano storie o, si facevano giochi rituali.

Siccome in Giamaica c’erano meno indiani che nella Guyana Britannica o nelle Trinidad, accadeva più facilmente che i lavoratori provenienti dall’India si mescolassero con i giamaicani di origine africana che sgobbavano al loro fianco. Così l’uso della ganja si diffuse al di là delle barriere etniche e divenne una prassi comune nella società dell’isola. Quando, ai primi del Novecento, i giamaicani si recarono in America Centrale, per lavorare alla costruzione del Canale di Panama o nella fiorente industria della banana, si premunirono di avere con sé adeguate scorte di marijuana.

Nello stesso periodo, la percezione degli effetti di consumo di cannabis mutò drasticamente. Qualche tempo prima, notando quanto fosse diffuso in India l’uso della ganja, conosciuta anche come canapa (inglese hemp) indiana, il governo britannico aveva appositamente creato L’India Hemp Drug Commission, incaricata di indagare sui possibili effetti deleteri del fumo della marijuana. Nel suo rapporto in sette volumi, pubblicato nel 1894, la commissione aveva concluso che un consumo moderato di canapa non era né dannoso per la salute, né era una fonte potenziale di attività criminale o disordini mentali. Tuttavia fu una tregua di breve durata. Già nel 1912, preoccupate per i pericoli della ganja, le autorità giamaicane aderirono alla Convenzione sull’Oppio tenutasi all’Aia in quel medesimo anno, aggiungendo la pianta all’elenco di oppiacei da questa stilato. Tale intesa, che fu sottoscritta dai rappresentanti di numerosi paesi, tra cui Gran Bretagna, Francia, Cina, Giappone e Stati Uniti, traeva origina da una conferenza internazionale convocata del 1909 dagli Stati Uniti per rispondere alle crescenti preoccupazioni derivanti dal traffico di oppio, soprattutto dalla Cina. Anche se i firmatari si prefiggevano di arrestare il consumo di oppio, morfina e cocaina, in Giamaica solo in seguito all’approvazione del Dangerous Drugs Act nel 1924 le misure restrittive ricevettero il sostegno delle forze dell’ordine. Di particolare interesse per l’isola, il provvedimento introdusse delle penali per la coltivazione, il traffico, il possesso e l’uso di marijuana. Negli anni successivi in virtù di una tendenza generale in campo internazionale a criminalizzare le sostanze narcotiche e psicotrope e, al contempo, di un mutamento nelle modalità d’uso degli stupefacenti all’interno della Giamaica stessa, tali sanzioni divennero sempre più severe.

Il libro che racconta tutto questo argomento è “La ganja e i Caraibi” di Barry Chavannes e Axel Klein, segna il rapporto indiscibile tra Rototom Sunsplash e Forum Droghe, edito da Fuori Luogo al prezzo di 5 euro e reperibile nello stand libri all’interno dell’area riservata ai dibattiti.

Luca Penzo

I PERSONAGGI

Oggi al Rototom Sunsplash, parliamo di Ganja. A presenziare la tenda dei dibattiti per informare le numerose persone interessate all’argomento abbiamo Axel Klein, Franco Corleone e Giampaolo Carbonetto.Axel Klein è un antropologo medico presso la University of Kent a Canterbury in Inghilterra e conduce da tempo una ricerca sul legame tra uso di sostanze psicotrope, lecite o illecite, associate allo sviluppo del mondo moderno, Franco Corleone è segretario di Forum Droghe, associazione nata nel 1995 che si batte per superare l’approccio penale alla questione droghe, per ridurre l’area dell’illegalità, per far avanzare anche in Italia le strategie di riduzione del danno, mentre Giampaolo Carbonetto è un noto giornalista impegnato sulla diffusione della cultura italiana all’estero. Le molteplici argomentazioni trattate durante il dibattito hanno coinvolto i partecipanti in un insieme di informazioni molto utili nei confronti non solo delle sostanze ma anche dei luoghi dove vengono coltivate, trattate e smerciate. Ad esempio l’attenzione alla questione del consumo di droghe è solitamente spostata sulla loro pericolosità e sui danni che provocano: Klein punta l’indice sul ruolo “costruttivo” delle droghe, sugli effetti che possono essere considerati positivi, e che sicuramente esistono, altrimenti nessuno le utilizzerebbe. Partendo da questo presupposto, e basandosi su ricerche condotte in tutto il mondo, fornisce una visione differente da quella comunemente diffusa. Fin dai primordi della storia, ogni società ha usato farmaci capaci di provocare effetti sull’umore, sul pensiero e sui sentimenti. Perciò, sia l’uso non terapeutico di alcuni farmaci, sia il problema del loro abuso sono tanto antichi quanto la civiltà stessa. Tutte le sostanze d’abuso, dall’alcool all’eroina, dalla cocaina all’amfetamina, dalla fenciclidina alla nicotina, metilendiossiamfetamina (Ecstasy), ai barbiturici e alle benzodiazepine, sono in grado di produrre sensazioni piacevoli o di ridurre quelle spiacevoli, di alleviare la tensione e l’ansia, di migliorare l’interazione sociale e il tono dell’umore. Gli effetti piacevoli ottenuti immediatamente dopo l’assunzione di alcuni tipi di sostanze sono tuttavia vanificati dai danni, talvolta irreversibili, provocati nell’organismo nel corso di ripetute somministrazioni. Klein è convinto sostenitore nell’ideale di rendere ogni sorta di sostanza stupefacente controllata nella vendita da un sistema legalizzato, contrastando così l’enorme speculazione e il relativo spreco di energie nell’ostacolarla derivante dal sistema del mercato della criminalità organizzata. Franco Corleone dal suo punto di vista ci racconta “Già da tempo la scienza ci dice che tra il rischio farmacologico delle sostanze psicoattive e il loro statuto legale non c’è una relazione lineare e che alcune sostanze psicotrope legali sono più dannose di quelle illegali: basti pensare alla più autorevole classificazione di rischio delle sostanze stilata già nel lontano 1999 dal farmacologo, accademico di Francia, Bernard Roques (La dangerosité des drogues): l’alcol è nella prima categoria, ossia fra le droghe più pericolose, eroina e cocaina, nella seconda troviamo l’ecstasy, mentre la canapa è all’ultimo posto, come sostanza a minor rischio. Impossibile che non ci sia curiosità e mercato editoriale per questo sommerso che coinvolge un numero considerevole di cittadini: dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio Europeo sulle Droghe, sappiamo che oltre settanta milioni di europei hanno provato la canapa almeno una volta nella vita, mentre dodici milioni hanno sperimentato la cocaina e nove milioni e mezzo l’ecstasy. Nondimeno poco si sa (come sapere diffuso) su chi sono questi consumatori e su come e quando consumano, al di là degli studi specialistici. Con la conseguenza di non riuscire a comprendere le nuove tendenze: ne è un esempio la lieve diminuzione della canapa a fronte dell’aumento dell’alcol che si registra in Europa da qualche anno a questa parte.”


AREA SHOWCASE

Ottima domenica pomeriggio nell’area Show Case qui al Rototom Sunsplash, non si poteva sperare di proseguire al meglio il momento reggae legato al contesto siciliano. In effetti la serata precedente ha visto una grande performance da parte di Jaka & the Fire Band.

La giornata odierna ci ha proposto l’esibizione da parte di due gruppi, i vincitori delle ultime due edizioni del Sikula Reggae Contest.

Dopo qualche piccolo problema tecnico, legato alla stabilità elettrica, si è esibito il primo gruppo in programma, Mimmo & Ritual The Club, vincitore del Sikula Reggae Contest del 2008. Band siciliana, amano definire la loro musica “Reggae dalla Montagna”, vista la loro eterogenea provenienza dall’entroterra siculo. Hanno all’attivo un’autoproduzione del 2005 con la loro etichetta “Roccascina” ed in previsione del mese di settembre di quest’anno un’ulteriore autoproduzione. I loro testi, in dialetto siciliano, ripercorrono il contesto, a volte anche in maniera ironica, di piccole realtà di paese, raccogliendo impressioni emergenti direttamente da situazioni di vita sociale, come locali e bar. Hanno proposto una selezione delle loro canzoni, tra le quali, Pari Pari, Scioro De Corpe e Non Ci Pensa, interessanti per le varie sfumature al genere Pop e Soul. Successivamente è stato il momento di Anansi & The Buffalo Soldiers, vincitori quest’anno del Sikula Reggae Contest. Aransi, vanta la produzione di un album, uscito il 19 giugno 2009, registrato in Irlanda e prodotto a Verona. Il disco presenta alcuni dei brani con la vecchia Band, Ghost Town, e l’odierna Buffalo Soldiers. Poco prima della loro esibizione, scambiando due chiacchere con lo stesso Anansi, ho avvertito chiaramente la sua grande soddisfazione mentre mi raccontava di aver aperto di recente un concerto ad Antony B. Convolgente nella performance la varietà di stile proposta, che ha spaziato in momenti di Pop, Rock, vista la propensione di stile della Band, Buffalo Soldiers. Un pomeriggio di calde vibes contornate da un sole cocente che di fatto ha reso l’aria molto simile a quella sicula.

By Rastapax

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About the Author

rastapax Fond of reggae since 1988 Rastapax deepens his culture towards the Jamaican music and Rasta culture and of the Isle of Jamaica specializing in the life and music of Bob Marley. Musician, Collector of records spokesman of reggae, contributes from several years with a lot of people of the National reggae environment. Nowadays is a Reporter, writer and Webmaster of the only one (and first)Italian Reggae Magazine: RASTA SNOB. Rastapax is Reggae Reporter on the most important reggae events in Italy. He is a member of the first Italian Magazine dedicated to the life and music of Bob Marley & the Wailers, the BOBMARLEYMAGAZINE (www.bobmarleymagazine.com) with Ivan Serra and Marco Virgona. Since many years Rastapax collects, catalogues publishes and recovers every kind of equipment concerning Bob Marley and Jamaican music. This is the reason of the existence of this blog where every visitor can consults and reaches dates collected in many years of studies. Here you can find complete discographies, chronologies, and biographies, unpublished works, videos, pictures and much more about Bob Marley and Jamaican music.