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Bob Marley Sezione Discussioni sul pi? grande artista del XX Secolo

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Old 20-04-12   #11
maurizio
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Re: Nuovo articolo diffamatorio su Marley





http://www.tecalibri.info/Y/YALLOP-D_nome.htm

Il capo spirituale di circa un quinto della popolazione mondiale esercita un immenso potere: tuttavia qualsiasi osservatore non informato di Albino Luciani, all'inizio del suo pontificato come Papa Giovanni Paolo I, avrebbe stentato a credere che quest'uomo potesse realmente incarnare quel potere. La modestia e l'umiltà che emanavano da quel piccolo, tranquillo italiano di sessantacinque anni avevano convinto molti che il suo papato non sarebbe stato particolarmente degno di nota. I ben informati, invece, la pensavano in maniera diversa: Albino Luciani aveva avviato una rivoluzione.
Il 28 settembre 1978 era Papa da trentratrè giorni. In poco più di un mese aveva dato corso ad alcune iniziative che, se completate, avrebbero avuto un effetto diretto e dinamico su noi tutti. La maggioranza nel mondo avrebbe approvato le sue decisioni, una minoranza sarebbe rimasta sgomenta. L'uomo che ben presto era stato nominato "il Papa del sorriso" intendeva rimuovere il sorriso da un certo numero di facce. Voleva proprio farlo il giorno dopo.

Quella sera Luciani sedeva a cena nella sala da pranzo al terzo piano del palazzo apostolico nella città del Vaticano. Con lui c'erano i due segretari, padre Diego Lorenzi, che aveva lavorato a stretto contatto con lui a Venezia per più di due anni quando, da cardinale, Luciani era stato patriarca, e padre John Magee, nominato dopo la sua elezione a Papa. Mentre le suore addette agli appartamenti papali sfaccendavano zelanti, Albino Luciani consumò un pasto frugale a base di consommé, vitello, fagioli freschi e un po' di insalata. Di tanto in tanto sorseggiava acqua da un bicchiere ed esaminava gli eventi del giorno e le decisioni adottate. Non aveva desiderato occupare quel posto. Non aveva cercato né sollecitato voti per il papato. Ora, da Capo di Stato, enormi responsabilità erano sue.

Mentre le suore Vincenza, Assunta, Clorinda e Gabriella servivano tranquillamente i tre uomini che seguivano in televisione le vicende che quella sera preoccupavano l'Italia, altri uomini in altri luoghi erano profondamente preoccupati per le attività di Albino Luciani.

Un piano al di sotto degli appartamenti papali le luci erano ancora accese nella Banca Vaticana. Il suo direttore, il vescovo Paul Marcinkus, aveva problemi più pressanti dell'abituale pasto serale. Nato a Chicago, Marcinkus aveva imparato a lottare per la sopravvivenza nelle strade di Cicero, Illinois. Durante la sua rapida ascesa al posto di "banchiere di Dio" era sopravvissuto a molti momenti di crisi. Ora, però, si trovava a fronteggiarne uno molto più grave dei precedenti. In quei trentatré giorni i suoi colleghi nella Banca avevano notato un grande cambiamento nell'uomo che controllava i miliardi del Vaticano. Quell'uomo così imponente ed estroverso era diventato all'improvviso pensoso ed introverso. Stava visibilmente perdendo peso e la sua faccia era pallida e grigia. Sotto molti aspetti la Città del Vaticano è un paese, e in un posto simile i segreti sono molto difficili da mantenere. A Marcinkus era giunta voce che il Papa aveva iniziato la sua personale indagine sulla Banca Vaticana ed in modo specifico sui metodi adoperati da Marcinkus per dirigerla. Dopo l'elezione del nuovo Papa, innumerevoli volte Marcinkus si era pentito di quel certo affare del 1972 riguardante la Banca Cattolica del Veneto.

Il Segretario di Stato del Vaticano, cardinale Jean Villot, era anch'egli al suo tavolo quella sera di settembre. Aveva studiato la lista delle nomine, delle dimissioni e dei trasferimenti, che il Papa gli aveva passato un'ora prima. Aveva dato consigli, aveva discusso, aveva protestato, ma non era servito a niente. Luciani era stato irremovibile.

Si trattava in ogni caso di un drammatico rimpasto che avrebbe indirizzato la Chiesa verso nuove direzioni; direzioni che Villot, e gli altri della lista che stavano per essere sostituiti, consideravano molto pericolose. Se questi mutamenti fossero stati annunciati, i mezzi di informazione mondiali avrebbero versato fiumi di inchiostro e di parole per analizzare, sviscerare, predire e spiegare. La vera spiegazione, tuttavia, non sarebbe stata discussa, non sarebbe trapelata in pubblico: c'era un denominatore comune, qualcosa che legava ciascuno degli uomini in procinto di essere sostituiti. Villot ne era consapevole, ma, cosa più importante, anche il Papa lo era, e per questo si era deciso ad agire: privare quegli uomini del potere effettivo e sistemarli in posizioni relativamente inoffensive. Quel qualcosa era la Massoneria.

Le prove che il Papa aveva raccolto mostravano che all'interno del Vaticano c'erano più di cento massoni, a partire dai cardinali fino ai preti, benché il diritto canonico stabilisca che l'appartenenza alla Massoneria comporta l'automatica scomunica. Luciani era inoltre preoccupato per una loggia massonica illegale che estendeva le sue radici al di fuori dell'Italia alla ricerca di denaro e potere. Era la P2. Il fatto che essa si fosse insinuata oltre le mura vaticane creando vincoli con preti, vescovi e perfino cardinali, era per Albino Luciani una maledizione.

Villot era già profondamente preoccupato per il nuovo pontificato ancor prima di quest'ultima notizia bomba. Egli era uno dei pochi al corrente del dialogo in corso tra il Papa e il Dipartimento di Stato a Washington. Sapeva che il 23 ottobre il Vaticano avrebbe ricevuto una delegazione del Congresso americano, e che il 24 ottobre la delegazione avrebbe avuto un'udienza privata con il Papa. Argomento: il controllo delle nascite.

Villot aveva esaminato attentamente il dossier su Albino Luciani. Aveva letto anche il memorandum segreto che Luciani, allora vescovo di Vittorio Veneto, aveva inviato a Paolo VI prima dell'annuncio papale dell'enciclica Humanae Vitae, che proibiva ai cattolici l'uso di qualsiasi controllo artificiale per il controllo delle nascite. Le sue discussioni con Luciani avevano dissipato in lui ogni dubbio sulla posizione del nuovo Papa su questo problema. Dunque secondo Villot, non c'era alcun dubbio su ciò che il successore di Paolo stava progettando di fare. Ci sarebbe stata una drammatica inversione di tendenza. Alcuni la pensavano come Villot: che sarebbe stato come tradire Paolo VI. Molti, invece, lo avrebbero acclamato come il più grande contributo della Chiesa al XX secolo.
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A Buenos Aires, un altro banchiere, Roberto Calvi, pensava a Giovanni Paolo I mentre il settembre del 1978 volgeva al termine. Nelle settimane precedenti aveva discusso i problemi posti dal nuovo Papa con i suoi protettori, Licio Gelli ed Umberto Ortolani, due uomini che potevano catalogare tra le loro attività il controllo completo di Calvi, presidente del Banco Ambrosiano. Calvi si trovava nei guai ancor prima dell'elezione che aveva posto Albino Luciani sul trono di S. Pietro. La Banca d'Italia stava segretamente indagando sulla banca milanese di Calvi da aprile. Era un'indagine suggerita da una misteriosa campagna contro Calvi scoppiata verso la fine del 1977: volantini e manifesti che fornivano dettagli su alcune attività criminali di Calvi ed accennavano ad una serie di atti criminali su scala mondiale. Calvi era a conoscenza dei progressi che stava compiendo la Banca d'Italia nella sua indagine. La sua stretta amicizia con Licio Gelli gli assicurava resoconti dettagliati. Allo stesso tempo era al corrente dell'indagine papale sulla Banca Vaticana. Come Marcinkus, sapeva che era solo questione di tempo perché le due indagini, indipendenti tra loro, scoprissero che investigare su uno di questi imperi finanziari significava investigare su entrambi. Stava facendo tutto il possibile per contrastare la Banca d'Italia e proteggere il suo impero finanziario, dal quale stava per sottrarre più di un miliardo di dollari.

Un'attenta analisi della posizione di Roberto Calvi nel settembre del '78 mostra chiaramente che se Papa Paolo avesse avuto come successore un uomo onesto, allora Calvi si sarebbe trovato di fronte a una rovina totale, al crollo della sua banca e ad un sicuro arresto. E non c'è alcun dubbio che Albino Luciani fosse un uomo di questo genere.

A New York, anche il banchiere siciliano Michele Sindona stava ansiosamente controllando le attività di Papa Giovanni Paolo. Da circa tre anni Sindona stava lottando contro i tentativi del governo italiano di ottenere la sua estradizione. Volevano portarlo a Milano per metterlo di fronte alle accuse riguardanti un ammanco fraudolento di circa duecentoventicinque milioni di dollari. Quello stesso anno, a maggio, sembrava che Sindona avesse finalmente perso la lunga battaglia. Un giudice federale aveva deciso di consentire alla richiesta di estradizione.

Sindona sarebbe stato liberato dietro una cauzione di tre milioni di dollari, mentre i suoi avvocati si preparavano a giocare un'ultima carta. Chiedevano che il Governo degli Stati Uniti dimostrasse che esistevano elementi tali da giustificare l'estradizione. Sindona asseriva che le accuse mosse contro di lui dal governo italiano erano ispirate dai comunisti e da altri politici di sinistra. I suoi avvocati asserivano anche che il magistrato milanese aveva nascosto le prove che discolpavano Sindona e che se il loro cliente fosse ritornato in Italia quasi certamente sarebbe stato assassinato. L'udienza fu programmata per novembre.

Quell'estate, a New York, anche altri si davano da fare nell'interesse di Michele Sindona. Un mafioso, Luigi Roncisvalle, killer professionista, minacciò di morte il testimone Nicola Biase, che all'inizio aveva deposto contro Sindona nel processo di estradizione. La mafia aveva anche posto una taglia sulla vita del vice procuratore degli Stati Uniti John Kenney, che era il principale accusatore nel processo di estradizione. L'onorario offerto per l'assassinio del magistrato era di centomila dollari.

Se Papa Giovanni Paolo I avesse continuato ad indagare sugli affari della Banca Vaticana, allora nessuna somma avrebbe aiutato Sindona nella sua lotta contro il ritorno in Italia. La rete di corruzione nella Banca Vaticana, che includeva il riciclaggio del denaro di provenienza mafiosa, si estendeva più in là di Calvi, conduceva di nuovo a Michele Sindona.

A Chicago, un altro principe della Chiesa cattolica era preoccupato ed irritato per la piega presa dagli avvenimenti in Vaticano: era il cardinale John Cody, capo di una delle più ricche arcidiocesi del mondo. Cody governava circa due miliardi e mezzo di cattolici e circa tremila preti, controllava quattrocentocinquanta parrocchie con una rendita annuale di cui rifiutava di rivelare l'entità a chiunque. Si trattava in effetti di oltre duecentocinquanta milioni di dollari. Il segreto fiscale era solo uno dei problemi che turbinavano intorno a Cody. Nel 1978 governava Chicago da tredici anni, e le richieste di una sua sostituzione avevano raggiunto proporzioni straordinarie. Preti, suore e molti laici avevano chiesto a Roma il trasferimento dell'uomo che essi consideravano un despota.

Papa Paolo si era tormentato per anni circa il trasferimento di Cody. Solo in un'occasione aveva realmente preso una decisione, ma l'aveva revocata all'ultimo momento. La complessa, tormentata personalità di Papa Paolo costituiva solo uno dei motivi della sua esitazione. Il Papa sapeva che altre segrete accuse erano state rivolte contro Cody, con una notevole quantità di prove che indicavano l'urgente necessità di trasferire il cardinale di Chicago.

Verso la fine di settembre, Cody ricevette una chiamata telefonica da Roma. Dalla città del Vaticano era trapelata un'informazione, una di quelle che il cardinale Cody pagava bene da molti anni. L'informatore aveva detto al cardinale che ciò che aveva tormentato Paolo, stava per essere attuato dal suo successore, Giovanni Paolo. Il Papa aveva deciso che il cardinale John Cody doveva essere trasferito.
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Dietro almeno tre di questi uomini si stagliava l'ombra di Licio Gelli. Molti lo chiamavano "il Burattinaio". I burattini erano molti, piazzati in molti paesi. Gelli controllava la P2 e, attraverso essa, l'Italia. A Buenos Aires, la città dove aveva discusso il problema del nuovo Papa con Calvi, il burattinaio aveva organizzato il trionfale ritorno al potere di Juan Peron — un fatto che in seguito Peron avrebbe riconosciuto inginocchiandosi ai suoi piedi. Se Marcinkus, Sindona o Calvi erano minacciati dalle varie azioni progettate da Albino Luciani, era preciso interesse di Licio Gelli che la minaccia venisse rimossa.

Era fin troppo chiaro, il 28 settembre che questi sei uomoni — Marcinkus, Villot, Cody, Sindona e Gelli — avevano moltissimo da temere se il papato di Giovanni Paolo I fosse continuato. Altrettanto chiaramente, tutti loro avrebbero avuto molto da guadagnare se Papa Giovanni Paolo I fosse improvvisamente morto.

Il Papa morì.

Durante la tarda sera del 28 settembre e le prime ore del mattino del 29 settembre 1978, trentatré giorni dopo la sua elezione, Albino Luciani spirò.

Ora della morte: sconosciuta. Causa della morte: sconosciuta.

Sono convinto che i fatti e le circostanze semplicemente delineati nelle pagine precedenti contengono la chiave per scoprire la verità sulla morte di Albino Luciani. Sono altrettanto convinto che uno di questi sei uomini aveva già cominciato, la sera del 28 settembre 1978, ad agire per risolvere i problemi che il papato di Albino Luciani aveva posto. Uno di questi uomini era il vero cervello di una cospirazione che applicava una "soluzione" unicamente italiana.

Albino Luciani era stato eletto Papa il 26 agosto 1978. Uscendo dal conclave, il cardinale inglese Basil Hume disse alla stampa: "La decisione è stata inaspettata. Ma una volta successo, tutto è sembrato totalmente e completamente giusto. L'opinione che fosse proprio ciò che desideravamo era così generale che egli è stato senza dubbio il candidato di Dio".

Trentatré giorni più tardi il "candidato di Dio" moriva.

Ciò che segue è il risultato di tre anni di intense indagini sulla sua morte. Ho sviluppato una serie di regole per un'indagine di questa natura. Regola Uno: cominciare dall'inizio. Accertarsi della natura e della personalità del soggetto. Che genere di uomo era Albino Luciani?
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bestjamaica (21-04-12)
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Old 21-04-12   #12
bestjamaica
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Re: Nuovo articolo diffamatorio su Marley

grazie Maurizio! davvero molto interessante
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NadJah

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Old 21-04-12   #13
robynesta
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Re: Nuovo articolo diffamatorio su Marley

articolo pieno di ca*gate a raffica (non mi riferisco a quello postato da Maurizio ma a quello che apre il thread). Sono arrivato a metà e ho rinunciato ad andare oltre... ma come si fa a scrivere certe cose????
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